Quartiere Flaminio

Il 10 febbraio 1909 il Consiglio comunale approvò il nuovo piano regolatore di Edmondo Sanjust di Teulada, il cui presupposto era lo spostamento delle difese della città oltre i forti del campo trincerato: dopo i primi studi del 1906, la questione si concretizzò nel 1912 con la proposta di un sistema di capisaldi lontani che, per la Flaminia e la Cassia – i principali accessi da Nord – dovevano essere posizionati all’altezza del lago di Bracciano. In particolare per la zona da Porta del Popolo a Ponte Milvio, liberati i terreni sotto Monte Mario, ciò permetteva di spostare la piazza d’armi a Tor di Quinto e verso Villa Glori. In tale contesto, il quartiere Flaminio fu pensato in maniera nuova rispetto al secolo precedente; e soprattutto fu collegato dalla prosecuzione fino a Ponte Milvio del lungotevere sinistro, e da un ponte tra questo e il futuro quartiere di Piazza d’Armi.

Gli anni prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale vedranno soprattutto la realizzazione di una parte del parco sportivo, il Foro Mussolini, dal 1932 al 1937-38 e di due dei quattro ponti nuovi previsti dal piano del 1931: il Ponte Flaminio progettato da Armando Brasini (iniziato nel 1936 e terminato solo nel 1949), che diede corpo al nuovo ingresso a Roma da Nord, e il Ponte Duca d’Aosta (Vincenzo Fasolo, 1936-39), che legò, ma in maniera incompiuta, il Foro Mussolini al Flaminio. Per il resto, le vicende del periodo tra il 1934 e il 1948-49 furono centrate soprattutto sulla costruzione delle quattro testate d’angolo su piazza Gentile da Fabriano, sul tracciamento dei retrostanti percorsi secondari e sull’edificazione dei lotti in particolare tra le attuali via Vasari e via Vespignani, via Bregno e via Piero della Francesca, piazza Gentile da Fabriano e via Pannini, via Tadolini e via Antoniazzo Romano.

Rimanevano irrealizzati gli due altri ponti, in prosecuzione di via Monte Zebio e soprattutto da piazza Gentile da Fabriano al Foro; e ciò accadde nonostante il completamento delle quattro testate del tridente e dopo che il lato Nord della Piazza che doveva segnarne proprio l’arrivo al Foro fosse già stato delimitato in base al progetto del 1933 dalla foresteria Sud (Enrico Del Debbio, 1932-33) e dalla prospiciente Casa delle Armi (Luigi Moretti, 1933-36). Rimaneva invece ancora insoluto il lato Sud della piazza in questione, individuata com’era, verso viale Angelico, dalla lottizzazione al Prato Falcone, del 1919-24, situata a una quota più bassa. Contemporaneamente era stata definita, poco oltre, la piazza Maresciallo Giardino grazie alla realizzazione del Museo di Architettura militare in angolo con il lungotevere della Vittoria (1933-40) e, tra il 1934 e il 1948, con le due testate d’angolo tra viale Angelico, via Filippo Corridoni e la circonvallazione Clodia.

Trent’anni dopo le Olimpiadi, i Mondiali di calcio del 1990 sono stati determinanti per il quartiere, con due iniziative che hanno contribuito al suo ulteriore isolamento dal resto della città. A questo momento va datata la sistemazione a giardino di piazza Mancini, che ha risolto con sistemazioni a terra l’innesto dell’asse di Ponte Duca d’Aosta sui lotti inedificati tra viale Pinturicchio e il fiume, ma che non ha affrontato il tema dell’intersezione con l’insieme dei lungotevere Flaminio e Thaon di Revel. Nella stessa circostanza è stata realizzata la cosiddetta metropolitana di superfice tra piazza Mancini e piazzale Flaminio, che sviluppa la quasi totalità del percorso lungo la via Flaminia: proprio le barriere architettoniche costituite da binari, banchine e parapetti di protezione e soprattutto dagli attraversamenti rarissimi della linea hanno determinano molte difficoltà di penetrazione all’intero abitato nell’ansa del Tevere fino a piazza Gentile da Fabriano soprattutto dal Villaggio Olimpico e dai Parioli.

In seguito, il quartiere è stato considerato nuovamente nella sua interezza dal piano quadro redatto nel 1992 per il Comune di Roma da un gruppo coordinato da D. Gatti De Sanctis; centro del progetto è ancora una volta il desiderio di realizzare i collegamenti con la città, da concretizzare con i ponti mai costruiti da piazza Gentile da Fabriano alla circonvallazione Clodia e da via Fracassini a via Monte Zebio. Tutto ciò allo scopo di recuperare dall’isolamento l’intera zona, che vedrebbe così soprattutto nell’asse formato da viale Guido Reni e via de Coubertin un percorso ininterrotto con direzione Ovest-Est tra il Foro Italico e il quartiere Prati e il Villaggio Olimpico e i Parioli.

In tale ambito, e al contorno dell’idea più vasta di posizionare i servizi strategici fondamentali della città nelle vicinanze di quartieri altrimenti separati dal resto, è stata decisa la localizzazione di una stazione della metropolitana a piazza Maresciallo Giardino vicino al Foro Italico e soprattutto del nuovo complesso dell’Auditorium lungo via de Coubertin in angolo con corso Francia e di fronte al Villaggio Olimpico (progetto di Renzo Piano, in corso di realizzazione); opposto a quest’ultimo, nella caserma Montello a via Guido Reni, sorgerà il nuovo Centro per le Arti Contemporanee di Roma, progettato nel 1998-99 dall’irakena Zaha Hadid.